Gastronomia
Qui in Casentino non v'è foresta senza foglie, non v'è
torrente senza acqua, non v'è sapore senza Patata Rossa.
Introduzione
La cucina casentinese
Storie e Ricette
I primi
I secondi e i contorni
I dolci
Percorsi di gusto
La Casa dei Sapori
La Strada dei Sapori
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Caratteristiche ed origini della cucina casentinese
La cucina povera non esiste...
Patate pepite
In tutti i paesi del mondo la patata ha rappresentato una fonte
di salvezza in epoche di carestie, come avvenne nel 1817 in Toscana.
Il Granduca emise infatti un editto con il quale incentivava presso
le autorità territoriali la semina delle patate, a sollievo dagli
effetti della carestia. Meno bisognosa di attenzioni rispetto al
grano, più capace di estrarre elementi nutrienti dal terreno e di
immagazzinarli nella sua polpa, la patata si rivelò uno dei beni di
consumo più preziosi. Per questo la patata riceve oggi da
tutti i popoli del mondo un grazie sconfinato, da est a ovest, da
nord a sud. Tanto che le Nazioni Unite dedicano a questo alimento
l'anno 2008, come Anno Internazionale della Patata.
Cucina povera…
L'origine storica dei piatti preparati con le patate è spesso
frutto della mancanza di beni più nutrienti come le carni. Proprio per questo,
del resto, questi piatti sono capaci di
valorizzare al massimo sapori e profumi. Oggi, l'abbondanza delle
nostre tavole talvolta non ci fa apprezzare i piatti meno elaborati.
Eppure la Patata di Cetica, ed i piatti con essa preparati, sono
testimoni di come i nostri avi abbiano saputo conseguire il massimo
risultato con le loro scarse ma fondamentali risorse.
…cucina ricca!
Ciononostante si deve tener presente, come
riferisce Mario da Monte nel suo "A Tavola in Casentino",
che le convinzioni errate che circondano la tavola devono essere
superate con la conoscenza dei fatti storici. La gastronomia
Casentinese non propone soltanto ricette derivanti dalla cucina
povera e contadina, eredità di famiglie "che stentavano a
mettere insieme il pranzo con la cena", ma anche di quelle
classi abbienti che disponevano di beni in abbondanza: Vicari,
Potestà e Cancellieri, rappresentanti e delegati del governo
fiorentino che dominava la vallata, e ancor prima i cavalieri e i
signori del Contado che vegliavano sui castelli e sulle proprietà
terriere.
Ibridazioni culinarie
Questi stessi Signori, spesso provenienti
da altre parti della Toscana come temporanei custodi ed abitanti di
possedimenti ecclesiastici o signorili, mostravano i simboli del
potere anche sulle tavole, oltre che nelle corti. Essi hanno così
anche il merito o la
colpa di aver trasmesso le loro abitudini alle ragazze di cucina,
originarie della valle, che lavoravano nelle famiglie dei funzionari.
Queste fanciulle, una volta tornate a casa, per quel desiderio di
benessere che ci spinge a far finta di avere più di quello che si
ha, rielaboravano le ricette
in base alle disponibilità familiari, dando loro nuova forma e
nuova vita, e facendole diventare "alla Casentinese".
Lo
stesso accadde per le tradizioni Maremmane, che devono sempre essere
tenute in considerazione quando si parla di cucina casentinese, poiché sin dal 1300 si ha testimonianza
dei continui rapporti ancor oggi esistenti tra le economie del
Casentino e della Maremma toscana e laziale.
La gastronomia casentinese quindi si fonda su alimenti di
grande storia come la patata, e su storie di grande fascino
come la sua introduzione ed il suo uso in questa Valle. Ma anche
sulla fantasia degli abitanti che con questa patata hanno
saputo imparare, fare, ed inventare.
Sappiate riconoscere quindi i sapori, chiedete il perchè dei
vostri piatti, pretendete di conoscere lo stato d'animo dei vostri
cuochi. Non chiedete la ricetta, ma la storia. Solo così vi sarete
davvero arricchiti nel godere del prezioso assaggio della pepita
rossa, la Patata Rossa di Cetica. Oserete poi chiamarla "cucina
povera"?
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